Il sogno

Friday 23 October 2009 by Valentina

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e storia le favole.
Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora viviamo il resto.
Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Così (poichè tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
che la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, devo confessare
che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.
Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani
dubito che tu non sia più tu.
Debole quell’amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.
Venisti per accendermi, vai per venire. E io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire.

John Donne

3 Commenti

  1. Marco

    Intrigante…

  2. Valentina

    Gli angeli.. non si incontrano per caso..

  3. stefano

    john donne uno dei più grandi tra poeti inglesi, se vi capita leggete
    “Congedo, a vietarle il lamento”

    …….Ma noi, grazie ad un amore raffinato
    al punto che noi stessi ne ignoriamo l’essenza,
    nella mutua certezza della mente
    meno curiamo perdere labbra, pupille, mani.

    Le nostre anime, dunque, che sono una,
    sebbene io debba andare, non patiscono
    frattura ma espansione, come oro
    battuto fino alla più aurea lama.

    Siano pur due, lo sono come i rigidi
    gemelli del compasso sono due:
    la tua anima il piede fisso che, all’apparenza
    immoto, muove al moto del compagno

    e, se pure dimori nel suo centro
    quando l’altro si spinge più lontano,
    piega e lo segue intento
    e torna eretto al suo tornare al centro.

    Così tu sei per me che debbo, simile
    all’altro piede, obliquamente correre:
    la tua fermezza chiude giustamente il mio cerchio
    e al mio principio mi riporta sempre.

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